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------------[ BFi numero 7, anno 2 - 25/12/1999 - file 21 di 22 ]-------------
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---[ SEQUESTRi Di C0MPUTER - G. Livraghi


Sequestri di computer:
gli abusi continuano e (quasi) nessuno ne parla

E' clamoroso e colpevole il silenzio dei grandi mezzi d'informazione sul
perpetuarsi di queste ingiustificate violenze; come delle autorita' politiche
e dei legislatori che non solo non fanno nulla per porre termine agli abusi,
ma continuano ad aggravare la situazione.

Giancarlo Livraghi gian@gandalf.it - 26 luglio 1999 
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Si parla tanto di diritti civili, di malfunzionamento della giustizia; e anche
di sottosviluppo italiano in fatto di informatica e telematica. Ma c'e' un
problema grave che continua a essere ignorato dai grandi mezzi di informazione
e dal mondo politico e non seguito neppure nel mondo della rete con
l'attenzione che merita. Il ricorrente, intollerabile abuso dei sequestri di
computer. Si parla ogni tanto di un singolo episodio, ma poi tutto cade nel
dimenticatoio; e intanto la persecuzione continua.

Credo che pochi ormai ricordino l'ondata di sequestri che afflisse le reti
telematiche in Italia nel 1994.
Ma e' ancor meno capito e percepito il fatto che quell'assurda e
ingiustificabile violenza continua a ripetersi, nel disinteresse generale;
sembra che l'unica ad occuparsene sia ALCEI (http://www.alcei.it).

Il crackdown del 1994 ebbe una certa eco internazionale, per la sua insolita
dimensione e violenza.
Bruce Sterling, autore di un classico sull'argomento (Hacker Crackdown, 1992)
osservo' che quella italiana era la piu' grande e scatenata operazione del
genere in tutto il mondo, piu' grave e piu' estesa anche della famosa
repressione del 1990 negli Stati Uniti. Le due operazioni erano molto diverse.
Mentre quella americana si basava sulle (vere o presunte) attivita' di hacker,
e su un immaginario rischio di attivita' politico-terroristiche (compreso il
caso clamoroso della persecuzione giudiziaria di un editore di giochi di
strategia) quella italiana partiva da un tema piu' pedestre: l'uso di
software non registrato. 
Naturalmente c'erano davvero alcuni BBS che trafficavano in software copiato;
sarebbe stato facile identificarli senza perseguitare mezzo mondo, ma alcuni
pretori (partendo da Pesaro e Torino) pensarono che fosse un'interessante
occasione di protagonismo occuparsi di questa cosa strana e sconosciuta, la
comunicazione elettronica. Il risultato fu un'ondata di sequestri e di
persecuzioni poliziesche, che sparse il terrore nell'allora ristretto mondo
della telematica italiana (benche' fosse piccolo rispetto all'attuale
diffusione dell'internet, aveva una dimensione non trascurabile: in Italia
c'erano duemila BBS). Una delle conseguenze di quella malaugurata operazione
e' la convinzione, ancora diffusa in alcuni ambienti internazionali, che si
trattasse di censura; l'Italia e' citata qua e la' fra i paesi in cui il
governo censura la rete, mentre la mega-repressione del 1994 aveva tutt'altri
motivi.

Perche' riparlarne oggi? Perche' il sopruso continua, su scala ancora piu'
estesa; e mentre corrono fiumi d'inchiostro sulla rete, spesso dedicati ad
argomenti irrilevanti, questa grave situazione continua a sfuggire sia ai
grandi mezzi d'informazione, sia alle autorita' che dicono di voler favorire
la diffusione dell'informatica e della rete ma, in questo come in altri casi,
fanno il contrario.

Una delle radici del male sta in un'assurda legislazione che considera il
possesso e l'uso di software non registrato come un reato penale, perseguibile
d'ufficio. Alcune sentenze avevano interpretato la legge in modo piu' sensato,
di fatto considerando perseguibile il commercio di software copiato ma non il
puro e semplice possesso; i nostri legislatori anziche' agire in questa
sensata direzione hanno fatto l'opposto, cioe' hanno inasprito i rigori.
Inoltre, quando si e' deciso di "depenalizzare" una serie di "reati minori",
ci si e' "dimenticati" di eliminare la stortura che sottopone a regime penale
cio' che al massimo e' la violazione di un contratto privato. Mi sembra
fondato il sospetto che queste anomalie siano dovute alle potenti lobby dei
discografici, dei produttori di film e dei produttori di software, mentre
nessuno si preoccupa di proteggere da inaudite persecuzioni cittadini
innocenti (o tutt'al piu' "colpevoli" di non aver rispettato tutte le
clausole di un contratto di licenza).

Ma il problema di cui parlo qui e' un altro. Indipendentemente dal motivo per
cui viene condotta un'indagine, e' illegittimo e ingiustificato sequestrare
computer o hard disk; o addirittura stampanti, modem e altre "periferiche"...
dischetti e cd (anche di cose perfettamente legittime)... talvolta perfino
i tappetini dei mouse.

Qual e' il problema? La sostanza e' semplice. Una persona, sospettata di
qualcosa o anche solo coinvolta per caso o per sbaglio in un'indagine, si
vede privare di strumenti di lavoro e di vita. (Ci sono addirittura situazioni
in cui qualcuno si e' trovato con un computer sequestrato solo perche' l'aveva
portato a riparare in un negozio coinvolto in qualche indagine  e poi si e'
visto anche arrivare la polizia in casa).
Per motivi che variano dalle accuse piu' gravi (ma spesso risulta che gli
indagati sono innocenti) al banale acquisto sul mercato di un gioco o di un
piccolo software che qualcuno vendeva senza autorizzazione.
Il danno e' enorme. Le vittime sono terrorizzate, non capiscono quale sciagura
o persecuzione si stia abbattendo su di loro, ne' perche'. Spesso i legali
cui si affidano sono impreparati e non sanno come difendere i perseguitati,
ne' come ottenere un sollecito dissequestro. (Di questo argomento si e' gia'
parlato altre volte: vedi per esempio la lista di link alla fine di questo
articolo).
Questi sequestri sono necessari per il corretto svolgimento delle indagini?
Certamente no. Come dimostrato dal fatto che ci sono alcuni magistrati
"illuminati" che conducono le loro indagini senza mai disporre un sequestro.

Sono accettabili e giustificabili? Decisamente no. Sono un'assurda violazione
dei diritti dei cittadini e anche di alcune leggi fondamentali: per esempio
degli articoli 4, 14, 15, 35 e 41 della Costituzione italiana, della
convenzione internazionale per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e del
codice di procedura penale (come fu chiarito gia' quattro anni fa in un
comunicato di ALCEI) (http://www.alcei.it/news/sequestr.htm).

Nonostante questi evidenti fatti, l'abuso continua, e le dimensioni del
fenomeno sono impressionanti.
Una recente dichiarazione della Guardia di Finanza ha parlato di 2000 sequestri
nel corso di una sola indagine - e ce ne sono molte altre. Un fatto
sconcertante e' che non solo le "forze dell'ordine"  continuano in questo
comportamento assurdo e incivile, ma addirittura se ne vantano.

Altrettanto impressionante e' il silenzio dei "mass media". Di sequestri si
parla solo in occasione di qualche inchiesta che suscita la curiosita' della
stampa (perche' si tratta di piu' o meno immaginari o sopravvalutati casi di
"intrusione" o di temi ad alto contenuto emozionale, come la "pedofilia") e 
senza mai chiedersi se sono legittimi o giustificati. Uno dei fenomeni piu'
clamorosi di disinformazione fu la spudorata vanteria, nel settembre 1998, di
un ufficio di polizia che volle far credere di aver debellato la pedofilia
quando furono incriminate quattro (letteralmente quattro) persone accusate di 
fare collezione di fotografie piu' o meno disgustose di bambini e minorenni e
di usare l'internet per scambiarsi quel sordido materiale. Si e' gia' parlato
dell'incredibile clamore suscitato da quella minuscola indagine. Fra l'altro
di quella, come di tante altre vicende, non si conosce il seguito: nessuno ha
pubblicato notizie sull'esito dei processi.

Sul problema dei sequestri continua a esserci una coltre di silenzio e non e'
facile capire perche'.
Paura, ignoranza, connivenza? Davvero la nostra stampa e' cosi' asservita ai
grandi interessi economici, o cosi' spaventata all'idea di criticare un
magistrato o un poliziotto, che lo fa solo quando gli interessi "lesi" sono
quelli di persone potenti o famose? Perche' un dettaglio in un'indagine a
carico di un parlamentare o di un'altra persona "in vista" scatena crisi
politiche e fiumi d'inchiostro, mentre di migliaia di cittadini ingiustamente
perseguitati non si occupa nessuno? Puo' essere considerato civile e "avanzato"
un paese in cui il semplice fatto di possedere un computer, e di essere
collegati alla rete, puo' portarci ad essere svegliati alle sei di mattina da
bande di uomini armati, trattati come pericolosi assassini e privati senza
motivo di strumenti fondamentali di vita e di lavoro?

Sarebbe interessante se qualcuno, nel mondo politico o giudiziario o nei
grandi mezzi di informazione, ci desse una risposta che stiamo aspettando da
cinque anni.

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Alcuni link su questo argomento:

Centinaia di innocenti legati, bendati e imbavagliati dalla polizia
http://www.alcei.it/news/sequestr.htm

Sequestri di computer: lo scandalo continua
http://www.alcei.it/sequestri/cs990615.html

Diritti d'autore e sequestri di computer
http://www.alcei.it/sequestri/9903_dirautore_sequestri.htm

J'accuse
http://gandalf.it/garbugli/garb22.htm 

Pericolo: sequestratori in agguato
http://gandalf.it/free/sequest.htm

Mamma, li Turchi
http://gandalf.it/free/turchi.htm

Le vittime silenziose
http://gandalf.it/free/vittime.htm

Tre facce della barbarie
http://gandalf.it/free/trefacce.htm


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